DOVE SPARISCONO I CONFINI
Un modesto tentativo di far rivivere le emozioni di un viaggio musicale a Berlino, 25-29 maggio 2005

Sieben frühe Lieder di Alban Berg
Sinfonia n. 4 in sol maggiore di Gustav Mahler
dir. Claudio Abbado

di Milijana Pavlovic

Viaggiare in aereo per molti significa attraversare tanti chilometri in poco tempo e niente di più. Quando si ha la possibilità di vedere Berlino dall'alto, si capisce che si tratta di un privilegio. Una foresta enorme, intrecciata di fiumi, laghi, case, strade. L'acqua scintilla ai raggi del sole, un benvenuto bellissimo. Ecco che si vede la torre dell' Alexanderplatz, il punto d'orientamento, gli occhi volano subito alla destra, sopra l' Unter den Linden, verso il Tiergarten Park, il cuore ha i brividi, si vede finalmente la celebre facciata gialla che risplende sotto un abbacinante colore celeste. L'aereo sta scendendo di quota e sta per atterrare, ma gli occhi rimangono fissi lì, finchè non si vede più nulla tranne l'aeroporto.

L'ultimo giorno d'attesa è sempre più difficile. Il programma previsto per il 27, 28 e 29 maggio è costituito da Sieben frühe Lieder di Alban Berg e dalla Sinfonia n. 4 in sol maggiore di Gustav Mahler. A cantare ci sarà il celebre soprano statunitense Renée Fleming. A dirigere, Claudio Abbado. Un programma luminoso, con il tocco delle emozioni amorose dei due compositori nei momenti di felicità. Le donne "colpevoli" - Helena Berg, nata Nahowski, e Alma Mahler, nata Schindler.
Nei Sieben frühe Lieder (Sette Lieder del primo tempo) del giovane allievo di Arnold Schönberg, composti tra 1905 e 1908 su testi dei poeti dell'epoca (Rilke, Hauptmann, Honeberg e altri) e orchestrati nel 1928, si notano le influenze di Schumann (Im Zimmer) e di Brahms (Die Nachtigall), come del resto di Wagner (Liebesode) e di Debussy (Nacht). A differenza dei Lieder di Mahler, non hanno tracce dei canti popolari. Scelti attentamente, sono riempiti di un notevole effetto dramaturgico, evocando le immagini della natura e della contemplazione su amore, tempo ed eternità.

La Quarta Sinfonia di Gustav Mahler, di cui l'ultimo tempo - tratto dal ciclo dei Das Knaben Wunderhorn - esisteva già nel 1892, mentre gli altri tre furono completamente orchestrati nel 1901, è la più breve, la più "povera" nel senso della pura strumentazione, ma è anche la più luminosa tra le sinfonie mahleriane. Uno dei rarissimi e brevissimi periodi di felicità e serenità personali per Mahler che ebbe come risultato questo brano di straordinaria bellezza, anche se solcato da qualche ombra. Si può fare il paragone tra la Quarta e la Sesta nel senso di un'antitesi totale - nella Quarta, ci sono tre movimenti, per così dire, "chiari" e uno, Ruhevoll (Poco adagio), che sembra sereno e calmo ma invece è solo un'illusione d'utopia, ora malinconica, ora ironica; nella Sesta, vi si trova un contrasto rispetto alla Quarta - tre movimenti nel buio della tragedia e uno, Andante moderato, che è la porta verso un altro mondo, ben diverso da quello del resto della Sinfonia, piuttosto astratto e irraggiungibile, ma sempre sereno e rassegnato, un'altra versione di Das himmlische Leben (La vita celeste) dalla Quarta. Non spesso eseguito, considerato anche minore sempre senza giustificazione, questo brano multidimesionale risuona con scherzi e giochi, ma anche con i morbosi e grotteschi momenti del turbato mondo mahleriano.

Ogni volta che si va alla Philharmonie di Berlino, è un evento memorabile. C'è una dimensione di questa sala che la rende assolutamente unica, non solo a causa della sua splendida architettura e un'acustica affascinante. C'è semplicemente qualcosa che rimane, nonostante la gente che viene e va e le generazioni dei musicisti che passano per le scale di questo monumento artistico. Qualche volta, c'è chi fa sì che questo qualcosa divenga ancora più speciale con la sua grandezza artistica, ma ancora di più con quella umana senza la quale nemmeno quella artistica sarebbe così nota. C'è chi mette l'arte in primo piano, lasciando l'io indietro. E' questo la chiave della porta del mondo della Philharmonie che non tutti sanno aprire.

continua...

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Texto publicado para Il Musicante www.ilmusicante.it